Casa Felix

La comunità Felix è un gruppo appartamento per minori di età compresa tra i 14  e i 18 anni, provenienti dal circuito civile e penale. Il centro residenziale può ospitare al massimo 8 ragazzi italiani e stranieri.
L’intervento prevede la formulazione di un progetto educativo individualizzato (condiviso con il ragazzo ospite) al fine di trovare una base sicura sulla quale appoggiarsi e fidarsi per poter raggiungere gli obiettivi di sviluppo stabiliti nel progetto stesso.
APPROFONDISCI
NOME DEL PROGETTO

Gruppo appartamento Felix, comunità residenziale per adolescenti di secondo livello.
DESTINATARI
Minori non accompagnati italiani e stranieri, minori a rischio di devianza o con problematiche antisociali. Nel caso di provvedimenti penali la struttura può ospitare ragazzi sino a 21 anni di età. I destinatari indiretti sono i familiari dei minori accolti. 
MODALITA DI FINANZIAMENTO
Retta giornaliera.
Enti invianti : Servizi sociali dei Comuni, Municipi e Dipartimento della Giustizia Minorile.
TERRITORIO DI INTERVENTO
Principalmente l’ VIII Municipio del comune di Roma. Possono accedere al servizio minori provenienti da tutto il territorio del Comune di Roma e provincia.
BREVE STORIA
Molti ricorderanno quanto fosse vivo,  tra la fine degli anni '60 e l’inizio degli anni '70, il dibattito culturale in Italia sulla necessità di orientare i servizi sociali  verso  la promozione e lo sviluppo della persona umana e come si discutessero i problemi delle istituzioni totali. Quel dibattito ha comunque  avuto il merito di permettere un graduale passaggio dalle strutture di grandi dimensioni a strutture più piccole che facilitassero i rapporti, non più gerarchici ed autoritari, ma educativi, formativi e di cura.
La comunità Felix nasce nel 1995 in un edificio preposto ad accogliere “ gli orfani dei lavoratori italiani”. In accordo con il V Dipartimento del Comune di Roma la comunità Felix oggi è un servizio che ha visto passare, ed ancora accoglie minori in stato di abbandono, provenienti da situazioni familiari problematiche, ragazzi a  rischio di devianza e con  personalità difficili. Accoglieva e accoglie  inoltre minori stranieri arrivati in Italia in cerca di istruzione e lavoro o ragazzi fuggiti da paesi di guerra.
OBIETTIVI 
Nel momento in cui il ragazzo inizia a vivere nella comunità è fondamentale sviluppare e condividere con lui il progetto educativo individualizzato con lo scopo di:
- sviluppare le capacità del ragazzo;
- puntualizzare gli interventi da attuare e le esperienze da far compiere al minore, al fine di assicurargli le condizioni per un proficuo processo di crescita.
- specificare gli interventi da attuare, coinvolgere e sostenere il contesto familiare e ambientale in vista di un possibile rientro in famiglia, o supportare e rafforzare le risorse personali del ragazzo al fine di raggiungere un’autonomia, soprattutto nei casi di famiglie assenti (minori stranieri non accompagnati o minori in tutela ai servizi sociali).
- indicare le prospettive, le fasi e i tempi per il reinserimento del minore nel suo contesto di vita, oppure di definire altre soluzioni in rapporto alla sua condizione;
METODOLOGIA DI INTERVENTO
Un contesto comunitario può essere uno strumento per individuare e coltivare le risorse positive dei ragazzi ospiti per facilitare e proporre loro un’identità, un’alternativa che probabilmente non sapevano di avere. Sono importanti i feedback che il ragazzo riceve dal gruppo degli operatori e degli altri ragazzi ospiti. Costruire una buona equipe di lavoro ( l’equipe è poietica: conferisce colore all’identità) e lavorare costantemente sul gruppo dei ragazzi è quindi una metodologia efficace da adottare.
Nella pratica educativa all’interno della comunità si è resa necessaria una convergenza di più modelli, parliamo di un modello “multifattoriale” o “complesso”. A grandi linee si possono scorgere due filoni di orientamento che subiscono nel lavoro di équipe un processo di simbiosi e di adattamento reciproco in un modello unico (quello appunto della complessità): questi due filoni di orientamento sono:
modello psicoanalitico
modello sistemico - relazionale;
L’ottica psicoanalitica viene utilizzata come strumento per leggere la realtà oltre l’apparente. Se consideriamo la vita dei nostri ragazzi come il sedimento nel tempo di vissuti, esperienze, emozioni, stili di vita, bisogni, meccanismi difensivi, ci appariranno più comprensibili i loro comportamenti.
Se esaminiamo lo strumento psicoanalitico nella sua dimensione conoscitiva e interpretativa dei fatti della vita, possiamo intendere che possa essere applicato anche ad ambiti non propriamente psicoterapeutici. Sotto questa luce infatti tutto assume un significato che va oltre quello che appare e se decodificato aiuta a fornire una lettura più precisa del singolo episodio. Attraverso l'osservazione della personalità del ragazzo, della sua storia, anche familiare, come si relaziona nel gruppo dei pari, con gli adulti, si può strutturare un tipo di intervento e fornire risposte nuove alle esigenze che il minore manifesta. Il modello sistemico-relazionale si basa sull’assunto che tutto quello che accade non è mai svincolato dal contesto in cui si trova, ed è il contesto che da significato alle relazioni che vi avvengono.
La capacità di osservare il contesto facilita una strategia creativa, dinamica e aperta all’evoluzione continua.
STRUMENTI E ATTIVITÀ
Le prestazioni offerte dal  servizio sono in linea con gli obiettivi dello stesso.  Oltre alla “buona accoglienza” nella comunità si realizzano vari tipi di attività.
La scelta della comunità è quella di non avere dei laboratori interni per permettere ai ragazzi di usufruire delle possibilità che offre il territorio, anche in materia di sport e tempo libero.
L’organizzazione delle attività svolta all’interno dei servizi residenziali segue un progetto finalizzato alla più ampia integrazione sociale del minore che comprende anche lo studio e l’ inserimento lavorativo, rispetto a questo si insegna ai ragazzi a fare il curriculum ed a sostenere un colloqui di lavoro facendo delle simulate e lavorando sull’autostima.
L’organizzazione della giornata è tale da soddisfare la necessità di socializzazione, stimola la capacità di rapporto sociale, favorisce le possibilità di sollecitazioni culturali e di creatività dei minori, nella valorizzazione delle risorse individuali.
L’organizzazione delle attività nella struttura è tale da creare le condizioni necessarie per assicurare agli ospiti:
- pari trattamento per tutti i minori all’interno della struttura, quanto ad accuratezza, professionalità ed umanità, senza distinzione di fede, convinzioni politiche, etnia, sesso.
- integrazione scolastica. I minori in età prescolare e scolare, per tutte le attività esterne alla struttura ed autorizzate dal responsabile, sono accompagnati dagli operatori o da persone autorizzate dalla struttura; i minori possono avere il consenso dal responsabile ad uscire dalla struttura anche autonomamente, valutate la maturità e le capacità personali.
- un ambiente di vita che rispetti la cultura di provenienza, permettendo ai minori di personalizzare l’ambiente, compatibilmente allo spazio a disposizione;
- il coinvolgimento costante delle famiglie nelle attività,  per garantire la continuità dei rapporti familiari, nonché la possibilità di frequenti rientri in famiglia, ove ciò sia previsto dal piano  personalizzato;
- la promozione dei legami affettivi vecchi e nuovi;
- le azioni formative e ricreative, di gruppo ed individuali tendenti a promuovere forme di integrazione sociale anche avvalendosi di strutture formative e ludico-sportive esterne;
- l’integrazione funzionale ed operativa con gli altri servizi esistenti sul territorio.
Il servizio garantisce inoltre il soddisfacimento dei bisogni primari:
- alloggio, vitto e assistenza tutelare diurna e notturna;
- cura nell’igiene personale, nell’igiene dell’abbigliamento e dell’ambiente di vita;
- interventi finalizzati al trattamento dell’evento problematico o traumatico;
- interventi volti a favorire lo sviluppo armonico nelle sue componenti fisiche, affettive, emotive, cognitive e sociali;
- prestazioni in collaborazione con figure professionali specializzate nel caso di esigenze specifiche.
Inoltre, la comunità si vuole offrire come punto di riferimento per rispondere a situazioni di disagio presenti nel territorio.
RETE E TERRITORIO
Il lavoro di rete è una metodologia ma è soprattutto un modo di pensare, di lavorare, di occuparsi dei bisogni sociali. La rete è formata dai nodi: persone, famiglia, gruppi; e dai fili: relazioni.
Il servizio lavora stabilmente in rete con tutti gli attori territoriali che a diverso titolo partecipano al progetto educativo del minore: Servizi sociali territoriali, servizio sociale del Ministero della Giustizia (U.S.S.M.), Tribunale per i minorenni di Roma, Servizio materno infantile Asl RMB, centri di formazione professionale, scuole medie e superiori del territorio, scuole per l’educazione degli adulti, associazioni territoriali, progetti a favore dell’infanzia e l’adolescenza etc.
Inoltre partecipa attivamente ad alcune reti territoriali e nazionali che coinvolgono le strutture che lavorano con i minori a rischio: Unione delle comunità di Roma e del Lazio, Coordinamento Romano per i minori stranieri non accompagnati, Coordinamento nazionale comunità per minori (C.N.C.M) Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza (C.N.C.A)
CONTATTI E PROCEDURE PER L'ACCESSO
Il Servizio si trova in via di torre spaccata 157, 00169, Roma.
Per informazioni sugli ingressi contattare la struttura.
Tel. 062389541
e-mail  info@cooperativaparsec.it
STRUTTURA ORGANIZZATIVA
L’equipe di Casa Famiglia Felix interviene secondo una modalità di lavoro condivisa ed integrata e si avvale delle competenze professionali di psicoterapeuti, psicologi ed educatori professionali.
È composta da un responsabile, un coordinatore, 5 operatori ed  un supervisore.
VALUTAZIONE
I dati, i fatti, gli eventi in cui è protagonista il minore di fatto sono concatenati all'interno di un flusso temporale ininterrotto che non si può "oggettivare". Quello che si può fare realisticamente è approntare un dispositivo operativo suffragato da supporti teorici e metodologici che permetta di scegliere, raccogliere, elaborare e valutare tutto il materiale, fatto di notizie certe, di informazioni frammentarie, di dati indiziari e di impressioni vissute. In tal modo dal lavoro simbolico degli educatori prende corpo, poco per volta, una valutazione sostanziale; quindi ciò che viene percepito, rappresentato e verbalizzato dagli educatori dà anche la misura degli esiti del loro lavoro. Questa operazione segnala anche l'andamento del percorso educativo, la sua congruenza o meno con il progetto educativo individualizzato.
Ciò che di fatto si valuta non è tanto o  solo lo specifico cambiamento del minore e le sue capacità  ma l'insieme del sistema di relazioni che si è messo in moto durante il processo educativo. La valutazione in itinere è necessaria anche per verificare la congruenza delle prestazioni fornite dagli operatori alla luce del mandato sociale che è stato concordato con le altre istanze istituzionali preposte alla tutela del minore.
Uno spazio per pensare, intendendo con questo riunioni sistematiche dell'équipe, supervisioni,  riunioni con i ragazzi, colloqui individuali, permette una ulteriore verifica degli interventi.

LE NOSTRE AREE D'INTERVENTO

  • Dipendenze
  • Prostituzione e tratta
  • Prevenzione e giovani
  • Formazione
  • Mediazione sociale e sicurezza urbana

Sistema di Gestione della Qualità UNI EN ISO 9001:2008

Sistema di Gestione della Qualità UNI EN ISO 9001:2008 Certificazione n.318827 QM08